Incontro di vento

Materiali: legno

Dimensioni: 80 x 45 x 30 cm

Aosta, mercoledì 14 luglio, libreria Mondadori, nel cortile accanto a Piazza Chanoux incontro Bobo Pernettaz. Lo conosco dai tempi dell'infanzia ma l'ho rivisto da pochi anni. È personaggio eclettico e originale. Ha uno sguardo intenso dal quale si capisce che le cose le fa molto seriamente, malgrado un vasto versante ironico della personalità che sfocia volentieri nel sarcasmo. Oltre la libreria e il lessico che sfodera con destrezza, ha interesse per l'arte figurativa. Scolpisce il legno, come è tradizione di queste parti, e lo fa con poesia.

Sandro Lazier

Gallinella e gatto

Materiali: legno

Dimensioni: 53 x 82 cm

In piedi rimanemmo soltanto io e lui. Lui l'assassino, io il sopravissuto. Unico superstite, lasciato indietro a contare i morti e a maledirsi per non essere nel loro numero. A dannarsi per aver prediletto questo figlio bello e sciagurato con tanta capricciosa ostinazione da non aver scorto i suoi piedi caprini, da non aver mai intuito dietro alla sua noncuranza la spietata neutralità della natura riguardo agli affanni delle creature, da non aver mai udito nelle sue diuturne sonnolenze gli echi delle forre, delle grotte, delle caverne e di tutti gli altri luoghi selvaggi in cui erigeva i suoi santuari, da non aver mai scorto la testolina cieca della tenia cannibale che gli scalpitava negli intestini fare capolino da sotto la pelle tesa del suo ventre piatto

Da “il sopravvissuto” di Antonio Scurati, Bompiani

Composizione

Materiali: legno

Dimensioni: 60 x 80 cm

Forse ci saremmo risparmiati i dubbi benefici di questa pantomima se non fosse stato per quella crepa inopportuna, visibile sull'intonaco del salone, che lasciava cadere farina sottile di calce sul tappeto di Boemia di cui tanto orgogliosa andava mia madre.

Eppure, sospetto che, in mancanza della ferita nel soffitto, un cattivo odore proveniente dal fondo di un armadio, un tanfo insopportabile e segreto sgorgato direttamente dal sudario del tempo, ci avrebbe ricordato lo stato agonico degli scarichi, il contenuto ignoto dei vani delle cantine, o magari il cigolìo della finestra del bagno ci avrebbe imposto senza rimedio il suo polifonico disordine, o ancora l'immagine impassibile delle colonie di funghi, ribelli all'assalto di pagliette e candeggine, che palpitano come tenere pleure negli angoli più nascosti, ci avrebbe restituito in forma organica un succedaneo del panico, e persino, in assenza di questo, la vergogna di una moquette consumata a furia di corse infantili …

Da “Gridare” Ricardo Menendez Salmon Marcos y Marcos

 

Alluvione

Materiali: legno

Dimensioni: x cm

Della mia terra martirizzata lo sfuriare delle acque sotto il cielo di ferro in un grido sguaiato.

Della mia terra il dolore sgozzato di un popolo stordito dall'offesa e dal pianto.

Nella mia terra i castelli piegavano increduli, gli animali rattrappivano e gli uomini come animali guaivano.

L'acqua lercia strappava tutto in cigolii e schianti e l'anima affogava muta.

 

O martìre ia mià tèra, o tsi a lé top, l'éva a l'e grousa.

Le behte beurlon.

Le tchahté se dobion.

Le djèn chtramodeut sofrichon mué é j pioron.

L' éva néra robata é porta vià teut.

L'arma meutta ehteuppa déven l'éva.

Uomo solo

Materiali: plexiglas, legno, corda

Dimensioni: 53 x 82 cm

Quando il perito minerario Liborio Cappa lesse la frase “Lemonfrigo?Grazie. Prigo” si vide costretto a coniare il termine sdisgraziato e a pronunciarlo a voce altissima. Circostanza grave, perché la esse intendeva assumere un valore negativo in una parola che già di positivo aveva poco e perché simile, inedito, attributo era destinato ad un congiunto. Ad uno, cioè, cui il perito era legato da stretto vincolo di parentela oltre che da omonimia bilaterale. Dire infatti che il foglio con la frase incriminata apparteneva a suo cugino, anch'egli Liborio ed anch'egli Cappa, equivale a dire che i due erano figli di fratelli che non avevano saputo resistere al fascino di affibbiare ai rispettivi figli il nome del nonno. Ciò che invece appare meno chiaro è perché il perito si facesse chiamare Orio, desse dello disgraziato al cugino e perché quest'ultimo scrivesse frasi come: “Lemonfrigo? Grazie. Prigo”.

Da “la moglie che ha sbagliato cugino” Domina Sellerio edt.

Volo

Materiali: legno

Dimensioni: 53 x 82 cm

Che cos'era prima? Rocce e arbusti. Come cranio di lotte su un collo di dinosauro addormentato nel tempo che ha lasciato i ghiacci. Tempo di luoghi scavati, aspri, su un corpo corazzato di macchie brune. Enorme da sbarrare la vallata, da fare confine tra il mondo scosceso e freddo e l'improvviso ventaglio di piana tiepida. Ci fosse stato un gigante dei miti ad accarezzarlo avrebbe sentito quel corpo imprigionato in un crinale tagliente, poi perso in altre creste, in valloni, in foreste. E se vivesse oggi quel gigante, dopo pietre tagliate e impilate per muri di castelli e forti, sentirebbe il palmo arroventarsi di battaglie. E udirebbe lamenti di prigionìe, ferite di corpi e di cuori. E i rumori della guerra, i cannoni armati, il ritmo delle pattuglie in ronda, ordini lanciati, fucili passati di mano in mano, l'affilare delle baionette, il crepitìo degli spari.

Da “Valle d'Aosta” i fuori guida Enrico Martinet Ali&no editrice

Cristo

Materiali: legno

Dimensioni: 53 x 82 cm

 

Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. Come gli studi universitari, la morte o averlo lungo. Noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. Ecco perché l'amicizia viene rappresentata con patti di sangue, lealtà eterne, e addirittura mitizzata come una variante dell'amore, più profonda del banale affetto di coppia. Eppure non deve essere un vincolo tanto solido, se l'elenco degli amici perduti è sempre più lungo di quelli conservati.

Da “quattro amici” David Trueba, Feltrinelli.

Guglielmo Tell

particolare 1

Guglielmo Tell

Materiali: lamiera, vetro specchiato, legno, filo di ferro

Dimensioni: 53 x 82 cm

Mentre sono quì, ogni tanto penso che anche tu sia quì, e questo pensiero riesce ad essere così intenso che la tua anima, da lì dove sei, si sente attratta, e allora abbandona per un attimo il tuo corpo e viene quì,

e cerca chi è che la cerchi, e mi vede, e mi fa un saluto, e poi torna velocissima da te, che non te ne sei nemmeno accorta, o forse sì: ma insomma la tua anima non può lasciarti sola soletta a lungo, e così vi ricongiungete.

E’ solo un attimo: ma l’anima nel suo velocissimo arrivo-sosta-partenza, lascia nell’aria qualcosa, come un odorino mentale che si mescola agli odori del mio balcone e dà una sensazione di letizia, fa bene.


Impiccato

L'appeso

Materiali: legno, legno trucciolato, spago

Dimensioni: 46 x 130 cm

 

 

 

 

 

Brusson 12 gennaio 2001

Pesante il cielo color piombo quando scioglie

tra pallidi acquitrini la neve esagerata

di questo inverno di nebbie gessose.

Tua la croce protetta dall’esile coltre

di questi rami biafrani,

ma dove la tua anima giocosa e nascosta nel

geometrico cimitero?

E quando ti accoccoli stremata nel protettivo abbraccio,

allora, riposi serena?


Picasso

Picasso

Materiali: legno, plexiglas, vetro specchiato, vernice

 

 

 

 

 

Come occhi di scimmia sgranati sul mondo

senza batter di ciglia,

ti guardo e non c’è avvisaglia.

Ma non mi sei:

come fiato sospeso,

come ramo che oscilla.

come crisalide che spoglia


In viaggio 7 ottobre 2003


Guernica

Guernica

Materiali: legno, latta

 

Il mare mi rimprovera sempre qualcosa:

due amanti impreparati all’incontro, io e lui,

due nemici stanchi

vecchi compagni di scuola impazienti

di perdersi di vista,

niente da spartire io e il mare

e perché mi ripeto qui,

sempre e sempre

a nascere scegliere maledire …

Le ore fatali della mia vita

continuo a inseguirle

con scarpe sporche di sabbia.

Elisa Paganelli

albero

Capretta nel bosco

Materiali: legno, ferro


Amava più di tutto il grande nord,

le distese di ghiaccio dove, bianco su bianco,

le schiere dei suoi simili volano non viste.

Amava Bach e le persone semplici, i pescatori del nord, gente di poche parole.

Per amarli di più, se ne teneva distante.

Intesseva interminabili monologhi

al telefono, preferibilmente di notte,

con grande sconforto dei suoi amici

a cui non era permesso riagganciare.

Portava sciarpa e cappotto anche in luglio.

Scendendo sulla terra, conservò la certezza

che la vita si estende oltre le parentesi

che racchiudono due date.

A riprova della grazia di cui fu portatore, restano:

l’ascetico stupore con cui visse il suo dono,

qualche fotografia in bianco e nero,

i suoi versi da foca sopra i tasti del piano.


M. Campagnoli

Batailles de reines I

Materiali: lamiera, legno

LARZET (il posto del “bau”)


Il cielo blu elettrico, la luna piena e trionfale,

di fronte, incorniciato da un larice e da una “mergira” arruffata,

il respiro del tempo.

Il pensiero del mondo galleggia sulle note di Bach.


Lo “bau” scoperchiato dal vento:

la capriata incrostata di licheni,

le mura perimetrali evidenti come il costato di un maratoneta

e

dentro,

in un angolo,

una fiamma sempre accesa; traballa come un folletto, pare che muoia,

ma

non si spegne mai.

Non c’è “brotin” o “brenga”,

ma brucia.


Bataille

Batailles de reines II

Materiali: legno, ferro

Dimensioni: 107 x 102 cm

 

 

Come una danza antica, su un piede solo, l'occhio dilatato, il bastone che vortica aria e le due mucche saldate nel combat. Popolo che partecipa e notte che incalza piantonata da larici abbarbicati sulle spalle delle montagne.

La mia terra, anche questa.

 

Battaglia

Particolare

Batailles de reines III

Materiali: lamiera, legno, smalto

Batailles IV

Particolare

Batailles de reines IV

Materiali: lamiera, legno, pittura

 

Le braì sé sèntichon so le mur vièi,

aruon tanque so le vatche qu'i soffion

è sè boutrichon.

Le bandière volon ou vèn,

é le tchamp sémbion dé fréndje

teut outor dou miò tchahté.

 

 

Le grida rimbalzano sulle antiche mura

e investono le mucche che soffiano e premono.

Sventolano bandiere e i campi a scacchiera

cuciono di frange il nostro castello

Demoiselle

Materiali: legno, ferro, vetro specchiato

 

Se ora tu bussassi alla mia porta,

e ti togliessi gli occhiali ,

e io togliessi i miei,

che sono uguali,

e poi tu entrassi dentro la mia bocca,

senza temere baci disuguali,

e mi dicessi:

amore mio , ma che è successo?

Sarebbe un pezzo

di teatro di successo.


Patrizia Cavalli

Sedia

Materiali: legno, vetro specchiato, filo di ferro

 

L’erba

Alti ammucchiate i cadaveri ad Austerlitz, a Waterloo,

metteteli nelle fosse e lasciatemi al lavoro –

io sono l’erba; io copro tutto.

Ed alti ammucchiateli in Etiopia,

alti ammucchiateli nel Cosovo, a Sarajevo.

Metteteli nelle fosse e lasciatemi al lavoro.

Due anni, dieci anni: i viaggiatori chiederanno al capotreno

Che luogo è questo?

Dove siamo, ora?

Io sono l’erba.

Lasciatemi al lavoro.


Carl Sandburg

(non credeva in Dio, ma nella Natura, intatta e possente)


Pejo

Materiali: legno e lamiera

 

 

La pelle delle donne

quella che celano

quant'è calda

 

Sutejo poeta di Haiku

3 versi 17 sillabe

Arlecchino

 

particolare

Arlecchino

Materiali: legno, vetro specchiato, filo di ferro , filo spinato, latta, catene

 

 

I piccoli aeroplani di carta che tu fai,

Volano nel crepuscolo, si perdono

Come farfalle notturne nell’aria

Che s’oscura, non torneranno piu’.

Cosi’ i nostri giorni, ma un abisso

Meno dolce li accoglie

Di questa valle silente di foglie

Morte e d’acque autunnali

Dove posano le loro stanche ali

I tuoi fragili alianti.


 

 

 

Attilio Bertolucci

 

Fucilazione

Fucilazione I

Materiali: legno e lamiera

 

O pé cas, o pé sforteunna,

o perqué l'an véndu-te,

ma son én trin dé fér-te foura.

Le saén di journal èmbratson o fejeui,

le jujé préndon a mira djeusta.

Léva lé brats, beutta-tèi én djenoillòn

é perdon-tèi sé té y arue.

 

Fucilazione II

Fucilazione II

Materiali: legno, vetro, smalto e lamiera

 

Caso, sfortuna o delazione, ma stanno per impallinarti,

imbracciano lo schioppo i tenori dell'informazione

e mirano con chirurgica perizia gli inquisitori.

Alza le braccia, inginocchiati e tenta di perdonarti se ci riesci.

Capretta

Capretta nel bosco

Profumo d'estate

Materiali: legno e lamiera

 

Dé tsi tchatén pasà, io courao su pé a pila,

o profùm dou fén qu'on bolichae vènts i paì,

maque a cha pousa comme eunna lijoù

tayae o miò pas.

Dé tsi tchatén pasà, dévan a piatsa di guije

a vénae dju piàn l'ombra nèra

maque l'éva dou beui mé féjae compagnà.

 

Di quelle estati anche il profumo del fieno a macerare nei pagliai,

camminavo nella pila facendomi investire da quel minuto e disciplinato

nevischio di polline che in lame di luce affettava il mio passo.

Di quelle estati davanti la Chiesa

l'ombra cruda che divorava lenta il piazzale desolato,

soltanto lo scrosciare della fontana mi era compagno.